IL DIABETE E' UN PROBLEMA SERIO.

Spesso l'assenza di sintomi ritarda la diagnosi e il problema viene sottovalutato.

Secondo il Dr. Giuseppe Panebianco, Referente per la Diabetologia in Domus Medica e già primario della UOSD di Diabetologia della ULSS 17, il controllo della pressione arteriosa e l'esame del fondo dell'occhio effettuato annualmente consente di prevenire il rischio di danni alla vista derivati dal diabete: in caso di lesioni iniziali può essere utile fotografare la retina, così da avere a disposizione un'immagine da confrontare con immagini successive, per valutare l'evoluzione della patologia nel tempo.

Ma che cos’è il diabete di tipo 2? Perchè è diverso dal diabete di tipo 1?

Il diabete di tipo 2 è una malattia molto frequente in tutto il mondo. È potenzialmente grave per via delle sue complicazioni che riguardano sia le piccole che le grandi arterie e che minacciano reni, occhi, nervi e cuore. Il diabete di tipo 2 è caratterizzato da un aumento spesso progressivo della glicemia (glucosio o zucchero nel sangue).

Mentre il diabete di tipo 1 - dovuto alla distruzione di determinate cellule del pancreas, l’organo che secerne l’insulina, un ormone che regola la glicemia - colpisce soprattutto i soggetti giovani (a volte bambini o adolescenti), al contrario il diabete di tipo 2 è legato ad una diminuzione della sensibilità delle cellule dell’organismo all’insulina (insulinoresistenza) e ad una riduzione nella secrezione di tale ormone. In genere insorge tardivamente, in soggetti di età matura, poiché l’indebolimento del pancreas si verifica progressivamente. Tale diabete dell’età matura è spesso accompagnato da altri fattori di rischio vascolare come ipertensione arteriosa, eccesso di colesterolo, obesità e carenza di esercizio fisico. Quali sono le complicazioni del diabete di tipo 2? Gli occhi, i reni ed il sistema nervoso centrale sono minacciati da danni alle piccole arterie (retinopatia diabetica, nefropatia, ecc.). Il sistema cardiovascolare è minacciato dall’aterosclerosi che danneggia le grandi arterie. Il rischio di infarto del miocardio, di ischemia cerebrale e di angina pectoris risulta nettamente maggiore, come anche quello di artrite o di danni ai nervi tramite una diminuzione o una perdita di sensibilità agli arti inferiori. Il diabete di tipo 2 aumenta anche il rischio di infezioni di qualunque genere e ne accresce la gravità.

Diagnosi e terapia

La diagnosi del diabete di tipo 2 consiste nel dosaggio della glicemia o nei test di iperglicemia indotta per via orale. Una volta che è riscontrato, vanno esaminate le ripercussioni della malattia sulla totalità dell’organismo. La terapia deve obbligatoriamente agire su vari livelli, senza ignorare nessuno dei fattori di rischio che possono aggravare la situazione: colesterolo, fumo, obesità, sedentarietà ed ipertensione arteriosa. La cura deve correggere l’iperglicemia cronica per mezzo di:

– una dieta specifica ed equilibrata

– calo ponderale necessario in caso di obesità o di sovrappeso, (molto frequenti).

– esercizio fisico regolare (non troppo intenso)

– farmaci che vengono prescritti dal medico in funzione della gravità del diabete, del risultato della dieta e delle controindicazioni. Ne esistono di vario genere: biguanidi, sulfamidi ipoglicemizzanti, glinidi, glitazoni, ecc. In taluni casi, possono essere abbinati fra loro. L’insulina verrà presa in considerazione solo in seguito, in caso di mancato successo della dieta e della terapia farmacologica. È necessario un controllo attento e regolare della glicemia e dell’equilibrio glicemico per adeguare la terapia.

 Alla cura dell’iperglicemia viene associato in modo sistematico il trattamento dei fattori di rischio correlati:

– terapia ipolipemizzante (con colesterolo sia elevato che normale)

– terapia antipertensiva (per proteggere il sistema cardiovascolare) in caso di ipertensione

– stop al fumo

– alimentazione idonea

Che cos’è la sindrome metabolica?

L’associazione di diabete, sovrappeso, ipertensione e dislipidemia prende il nome di Sindrome Metabolica.

Il 30% della popolazione adulta ne è affetta, infatti di rado l’adulto ha “solo” il diabete. Una indagine effettuata presso la nostra ULSS 17, territorio con 180 mila abitanti, ha mostrato che dei circa 6000 diabetici da noi seguiti, nemmeno il 7% ha solamente la glicemia alta. Il 30% ha almeno un altro fattore di rischio isolato (ipertensione arteriosa, sovrappeso, troppo colesterolo LDL o troppi trigliceridi), il 43% altri due e il 20% altri tre: su 10persone con il diabete 8 sono in sovrappeso e 7 sono ipertese.

Il problema è serio perché ciascuno di questi fattori risulta costituire da solo un importante rischio cardiovascolare e i rischi in questo caso non si sommano, ma si moltiplicano.

È IMPORTANTE MANTENERE un buon COMPENSO GLICEMICO?

Certamente sì, sia perché portare la glicemia nella norma significa togliere di mezzo un elemento di rischio, sia perché gli sforzi che il paziente fa con le medicine o cambiando il suo stile di vita per ridurre la glicemia hanno effetti positivi anche sugli altri fattori di rischio.

Attenzione comunque, anche una semplice alterata glicemia a digiuno, cioè una glicemia compresa tra 110 e 125 mg/dl, rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare.

Chi pensa di avere solo “un po’ di diabete” o solo di “essere predisposto” al diabete deve stare attento a non sottovalutare la sua condizione, infatti chi ha il diabete, pesa troppo e ha la pressione, i trigliceridi o il colesterolo alti, rischia come o più di un infartuato.

La Sindrome metabolica spesso si associa a “obesità viscerale” che quando è presente costituisce un fattore di rischio cardiovascolare aggiunto.

Per scoprire se siete a rischio potete semplicemente misurarvi la circonferenza addominale, a livello dell’ombelico, con un metro da sarta, a prescindere da altezza ed età, il valore massimo è:

  • 102 cm per gli uomini;
  • 88 cm per le donne.

Se siete “fuori misura” vi conviene rivolgervi al vostro medico.





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