LA CALZATURA SBAGLIATA PUO' ROVINARE I PIEDI

Anche gli uomini corrono questo rischio

I disturbi dolorosi del piede possono essere suddivisi, per quanto riguarda la causa del dolore, in:

- disturbi dipendenti da un problema intrinseco al piede

- disturbi conseguenti all’uso di calzature non adatte a quel piede o all’attività svolta.

In effetti la calzatura è nata per assolvere ad un compito preciso: proteggere il piede dalle insidie dell’ambiente in cui vivevano gli uomini primitivi.

  

Con l’andare del tempo e lo sviluppo sociale la calzatura è andata assumendo anche caratteristiche estetiche che rendessero il piede calzato più gradevole alla vista.

Che il valore estetico sia una parte importante della funzione attribuita alla scarpa è noto, ma mentre le scarpe da uomo sono spesso fornite di suole spesse, sporgenti rispetto alla tomaia (probabilmente anche per rendere un’idea di robustezza),  le scarpe da signora hanno spesso la suola sottile - molto più di quanto non sia quella della scarpa maschile - allo scopo di minimizzare gli ingombri e conferire all’insieme piede-calzatura un aspetto più aggraziato e armonioso. Allo stesso obbiettivo tende il tacco, che si è evoluto relativamente alla calzatura da donna, con la funzione di slanciare la gamba per conferirle un aspetto più affascinante. 

Quindi, il tacco alto tende a portare il peso sulla parte anteriore del piede ma la suola sottile protegge meno di una suola spessa: una combinazione che può diventare pericolosa.

Sempre in tema di scarpe che migliorano l’aspetto del piede, sono da considerare, oltre alla lunghezza, due importanti dimensioni rappresentate dalla larghezza della scarpa a livello dell’avampiede e dall’altezza della tomaia, cioè lo spazio effettivamente concesso alle dita ed al dorso del piede.  

Sono di seguito richiamate alcune situazioni che possono essere causa di disturbo doloroso per conflitto fra piede e calzatura allo scopo di ragionare sul ruolo della calzatura in queste situazioni:

L’alluce valgo e la corrispondente sporgenza dell’osso metatarsale (chiamata in vario modo: cipolla, nodo, ecc): è evidente che l’uso di una calzatura di larghezza anche leggermente inferiore a quella del piede potrà rendere più doloroso il problema; nelle foto sottostanti si vede come il problema dello squilibrio tra piede e calzatura sia sottovalutato sia dalle persone giovani che da quelle più anziane, che spesso non ne hanno precisa coscienza, sostenendo che la scarpa già utilizzata è “comoda”.

Proprio in questi casi di piedi "deformati" spesso vengono più volentieri utilizzate scarpe già in uso da molto tempo, che sono le più confortevoli proprio perché allargate dal piede stesso e quindi sono diventate di dimensioni pari al piede.

Esistono molte altre condizioni dolorose del piede che peggiorano usando scarpe costrittive, non solo relative a questioni ossee ma anche relative ai nervi che sono presenti nel piede (la problematica più conosciuta è forse il neuroma di Morton).

Quindi, attenzione alla larghezza della parte anteriore della scarpa, non basta accontentarsi di prendere scarpe “a pianta larga”, che nel caso specifico possono non essere sufficientemente larghe!

C’è poi la necessità di valutare l’altezza della scarpa, cioè lo spazio di cui possono disporre le dita (magari non perfettamente dritte) all’interno della scarpa stessa, per evitare sfregamenti e compressioni che in certe situazioni (per es. basse temperature, uso della scarpa prolungato rispetto alle normali abitudini) possono essere causa di stati infiammatori cutanei di difficile e lenta soluzione.-

Ribadiamo che lo spessore della suola è fondamentale per proteggere la pianta e prevenire fenomeni plantari anteriori dolorosi (metatarsalgie, con o senza callosità): questo è il motivo per cui le scarpe sportive, che sono utilizzate in occasione di attività motorie più impegnative della norma, sono dotate di suola spessa (e sono di regola usate con soddisfazione anche da parte di coloro che, soffrendo di disturbi plantari anteriori, debbano semplicemente fare una passeggiata senza soffrire).

Infine, un accenno al tacco: così come quello alto, andrebbe evitato il tacco troppo basso;  un tacco sui ai 2.5-3 cm riduce il carico sul tallone e può aiutare a prevenire i disturbi plantari a achillei.

Il tema va tenuto nella dovuta considerazione anche nell’adolescente: un tacco troppo basso o assente, può stressare alcune importanti strutture del piede e, in presenza di fattori predisponenti,  costituire il punto di partenza di disturbi dolorosi del tallone, della caviglia o della parte media del piede di difficile soluzione.

Articolo a cura del Dr. Maurizio Coppo, Ortopedico specializzato nella chirurgia del piede e della caviglia.





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