L' otite media del bambino.

Un tema noto a tante mamme

L’Otite Media Effusiva (OME) è un versamento endotimpanico, cioè all’interno della membrana del timpano, senza segni di flogosi (infiammazione) acuta.

Per  l’elevata incidenza e l’alto tasso di risoluzione spontanea l’otite media effusiva può essere considerata un fenomeno naturale nei primi anni di vita.

La presenza di fluido nella cavità timpanica non è di per se allarmante anche se può determinare un peggioramento dell’udito o talvolta vertigine ed acufeni (rumori come fischi o ronzii, percepiti come fastidiosi).

In relazione all’evoluzione temporale della situazione si distinguono: una forma acuta che si risolve entro 3 settimane; sub-acuta se la risoluzione avviene tra le 3 e le 12 settimane; cronica quando persiste per un periodo superiore alle 12 settimane e ricorrente se si verificano almeno 3 episodi in 6 mesi o 4 in 12 mesi.

L’OME rappresenta la principale causa di deficit uditivo nell’infanzia, infatti questa condizione, se trascurata, può protrarsi nel tempo determinando nel bambino un ritardo del linguaggio  evidenziabile  fino a 10 anni di età.

È difficile quantificare la reale diffusione dell’OME dal momento che è asintomatica nella maggior parte dei casi: da una valutazione in bambini tra i 2 e i 6 anni è risultata molto estesa, compresa tra il 53% ed il 61% (Paradise e collaboratori).

Per l’insorgenza dell’OME esistono numerosi fattori di rischio tra cui ricordiamo:

  • la maggiore incidenza si osserva tra i 6 e gli 11 mesi di età; se il primo episodio di OMA avviene nel primo anno di vita aumenta la probabilità di successiva ricorrenza degli stessi;
  • il sesso maschile è un debole fattore di rischio
  • predisposizione genetica
  • frequentare l’asilo comporta un rischio di OME tre volte superiore a quello dei bambini che non frequentano comunità e nidi
  • diversi studi indicano il fumo passivo in particolare, quello materno, come fattore di rischio per patologie acute e croniche a carico dell’orecchio medio
  • il soggetto allergico presenta un’infiammazione dell’epitelio respiratorio in particolare a livello della tuba di Eustachio  
  • studi recenti suggeriscono correlazione tra otite media e massa corporea eccessiva (obesità).

Di contro l’allattamento al seno svolge una funzione  protettiva.

Nelle patologie uditive del bambino la conformazione della  tuba di Eustachio ha un ruolo centrale in quanto è più corta, più orizzontale (pendenza di 10° contro i 45° nell’adulto), funzionalmente più immatura rispetto a quella dell’adulto.

La diagnosi di OME si basa sullo studio della membrana timpanica, di cui si valutano: integrità, posizione, colore, trasparenza, luminosità e mobilità. In tutti i bambini è opportuno valutare la soglia audiometrica oltre che la rispondenza del sistema timpano-ossiculare attraverso il timpanogramma, test che fornisce informazioni sulla presenza di fluido e sulle condizioni pressorie nell’orecchio medio, sulla mobilità del sistema timpano-ossiculare, su retrazioni e perforazioni della membrana timpanica e sulla funzionalità della tuba di Eustachio.

Per l’analisi della sensibilità uditiva la tecnica varia in considerazione dell’età:

  • Sotto i 6 mesi di vita si ricorre ai potenziali evocati uditivi,  
  • Tra i 6 e i 12 mesi la scelta più comune è l’audiometria comportamentale
  • Tra 1 e 2 anni viene usata l’audiometria con rinforzo visivo
  • L’audiometria è in genere considerata adatta a bambini di età superiore ai 5-6 anni.

La Terapia Termale rappresenta uno dei presidi terapeutici più antichi e validi della tradizione medica e può essere indicata anche come alternativa o in attesa dell’intervento chirurgico, mentre  le acque  ritenute più idonee  sono quelle solfuree e salso-bromo-iodiche. I trattamenti si protraggono per 12 giorni.

In generale le terapia inalatorie nel bambino vengono praticate secondo la tecnica Politzer, che consiste nell'insufflare gas solfureo nella cavità timpanica attraverso la manovra di Politzer  (deglutizioni a narici chiuse con conseguente aumento della pressione dell'aria nel rinofaringe). In questa maniera si provoca l'apertura della tuba di Eustachio e la conseguente penetrazione del gas nel cavo timpanico. 

Altre possibilità terapeutiche sono quelle farmacologiche quali la terapia con decongestinanti nasali e antistaminici (basata sulla diminuzione, attraverso una vasocostrizione e gli effetti dell’istamina, della congestione e delle secrezioni mucose che rivestono la tuba uditiva ed il rinofaringe, anche se di natura allergica); la terapia antibiotica (in relazione alla componente  infettiva dell’effusione timpanica); la terapia corticosteroidea (qualora si presupponga  che la tuba risulti ostruita a causa del tessuto linfatico tubarico infiammato); la terapia mucolitica (per rompere i ponti disolfuro che si formano tra le mucoproteine, rendendo più fluida la secrezione della cassa timpanica e quindi più agevole l’espulsione attraverso la tuba uditiva).





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