La diffusione della chirurgia endoscopica

Una rivoluzione negli ultimi 20 anni

L'uomo è stato da sempre molto curioso di scoprire l'anatomia e le funzioni del corpo umano ed il primo medico ad eseguire un'endoscopia fu Abdul Qasim addirittura attorno all'anno 1000.

Dopo di lui, molti altri tentativi sono stati effettuati con apparecchi più o meno particolari, ma la nascita della tecnica laparoscopica moderna risale solo alla fine degli anni 1980. Da allora, e soprattutto negli ultimi 20 anni, l'espansione della metodica è stata rapidissima, di pari passo con la sua evoluzione tecnologica e, soprattutto, con la verifica degli ottimi risultati.

Il principio è non fare grandi aperture sulla parete ma piccole incisioni (massimo 1 cm) attraverso le quali inserire i ferri chirurgici ed eseguire l'intervento guardando attraverso una telecamera.

Il risultato è sovrapponibile alla tecnica tradizionale ma gli effetti collaterali sul paziente sono molto ridotti: poco dolore, facilità alla mobilizzazione attiva, meno farmaci, meno complicanze ed un risultato estetico assolutamente migliore.

Questa tecnica ha portato anche la revisione del trattamento postoperatorio del paziente. E' diventato inutile, anzi dannoso, tenere il paziente a letto fermo per giorni, a digiuno, con lunghe terapie in vena. Si è tracciato un nuovo percorso riabilitativo veloce, denominato Fast Track.

Oggi, anche dopo operazioni maggiori, questa chirurgia moderna prevede una precoce mobilizzazione con discesa dal letto e rialimentazione del paziente dalla sera stessa dell'intervento, rapido ripristino delle normali attività quotidiane come la toilette personale, rapida rimozione di cateteri e drenaggi quando presenti, raro uso di sondini.

I vantaggi di questa soluzione sono evidenti per il paziente ma anche per il personale che è sollevato da incombenze di minore qualità, (pensate solo al riordino del letto con il paziente allettato) con più tempo ed energie da spendere nella vera assistenza, quella clinica e psicologica.

Tutto ciò comporta una collaborazione da parte del paziente che diventa parte attiva della guarigione e partecipa al miglioramento della propria salute. Si stabilisce una sorta di scambio: il chirurgo rinuncia alla sua presunta onnipotenza, comunica al paziente i vari passaggi della terapia e il paziente, che così non si  affida più ciecamente al medico, affronta la malattia agendo in prima persona verso il miglioramento.

Il chirurgo non esegue più tutti gli esami di controllo che servono alla sua tranquillità ma che non infuiscono su risultati e tempi della guarigione, il paziente non si arrende  al minimo dolore, ma esegue attivamente il programma di ripristino delle normali abitudini che lo avvicina consapevolmente alla fine della convalescenza e della malattia. Ciò rappresenta una svolta epocale: la guarigione diventa una conquista di tutti.

Nel paziente, una motivazione così forte come l'essere parte attiva del processo di cura, porta ad un miglioramento più rapido sia dal punto di vista psicologico sia da quello fisiologico, aumentando la capacità di affrontare i problemi legati alla convalescenza e alle eventuali terapie postoperatorie.

Non tutti i reparti di chirurgia lavorano ancora in questo modo ma il numero sta aumentando, soprattutto perchè le nuove generazioni di medici sono consapevoli dei vantaggi del Fast Track.

Perciò possiamo sostenere che la Chirurgia Gentile esiste e porta grandi benefici.

Il consiglio è di cercare i reparti dove questa viene realmente applicata perchè il rispetto del nostro corpo e della nostra salute dipende anche da scelte oculate e responsabili.

 

Articolo a cura del Dr. Paolo Trevisan, chirurgo specializzato nelle tecniche operatorie endoscopiche.

In Domus Medica riceve anche il Dr. Fabrizio Barbieri, esperto di tecniche operatorie endoscopiche in ambito ginecologico.





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